Galata Museo del Mare Con i fiordi negli occhi. Omaggio all’Urlo di Munch. Dal 18 marzo 2014 al 12 aprile – Rampe 4° piano

Dal 18 marzo al 12 aprile 2014 il Galata Museo del Mare, ospita la mostra dal titolo “Con i fiordi negli occhi. Omaggio all’Urlo di Munch”, a cura di Adelinda Allegretti.
L’esposizione riunisce 43 opere (pittura, scultura, fotografia, grafica) di artisti provenienti da Europa, Russia e Stati Uniti a confronto con l’Urlo di Munch. La mostra è un omaggio a quella che il Palazzo Ducale dedica all’artista norvegese a 150 anni dalla sua nascita, richiamando l’attenzione anche sul paesaggio naturale, i fiordi, che sono parte integrante del capolavoro munchiano. Non a caso il primo titolo dato da Munch al suo capolavoro era “The Scream of Nature (L’urlo della Natura)”.
L’allestimento si snoda attraverso gli articolati e luminosi spazi delle Rampe, accompagnando il visitatore verso la terrazza panoramica “Mirador” e dandogli modo di sviluppare molteplici punti di vista non solo su “L’Urlo” in quanto tale, ma sulle infinite chiave di lettura cui esso si presta.

Artisti in mostra:
Katrin Alvarez (D), Rossana Bartolozzi (I), Trudy Bersma (NL), Sergio Boldrin (I), Agnese Cabano (I), Enrico Carniani (I), Christine Cézanne-Thauss (A), Teresa Condito (I), Hélène Cortese (I), Abraham Dayan (F), Tommaso De Paola (I), Regina Di Attanasio (I), Susana Diaz Rivera (MEX), Kat Elagina (RUS), gaudiofasto (I), Alessio Gessati (I), Stefan Havadi-Nagy (D), Anneke Hodel-Onstein (A), Isaac Leventer (USA), Cindy Lopez (USA), Cristina Mantisi (I), Roberta Moresco (I), Gaby Muhr (A), Antoinette Pallesi (F), Amedeo Pedaletti (I), Siegfried Pichler (D), Andrea Pierus (A), Yajaira M. Pirela (VE/I), Sylvie Poinsot (F), Mariella Relini (I), Rusp@ (I), Daniele Sasson (I), Josefina Temín (MEX), Francesca Uccello (I)

Un estratto dal testo in catalogo, di Adelinda Allegretti:
“Ad un anno di distanza dalla mostra “La Grande Onda. Omaggio ad Hokusai”, tornare al Galata Museo del Mare con un nuovo appuntamento espositivo è per me un ulteriore grande traguardo ed al contempo una sfida imperdibile. Ancora un confronto con un’opera che ha lasciato il segno nella storia dell’arte di tutti i tempi, L’urlo di Edvard Munch, di cui ricordo un articolo pubblicato molti anni fa da “Il Giornale dell’Arte” che la incoronava come la più famosa la mondo, addirittura più famosa della Gioconda. Immagino, quindi, che anche per un artista confrontarsi con un tale capolavoro sia una sfida unica, terrificante e galvanizzante al tempo stesso. Ciò che vedremo in questa mostra è il frutto di una complessa selezione tra le moltissime proposte/rielaborazioni giunte da artisti operanti nei diversi linguaggi visivi e provenienti da diversi Paesi europei, e non solo. Ho suggerito loro di prendere le mosse dalla nota descrizione che Munch fece dell’opera in questione nel suo diario:
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»

Al silenzioso urlo della Natura corrisponde quindi un altrettanto drammatico, intimo e profondo urlo umano. La mostra si apre con la citazione più classica del capolavoro munchiano, Mamma Oslo (2014) di Alessio Gessati. Una citazione nella citazione. Il volto di Anna Magnani, stravolto e deformato nel famoso fermo immagine di “Mamma Roma” (1962) di Pier Paolo Pasolini prende il posto dell’originale, quasi scheletrico e consunto, mentre l’urlo da silente diventa graffiante. Lo sfondo rimane pressoché inalterato, con il cielo ancora tinto di rosso sangue e le incombenti lingue di fuoco sulla città.

Anche Io nel vortice dell’urlo (2013) di Mariella Relini si offre come un altro evidente d’àpres: perso ormai ogni riferimento con la città di Oslo o con qualsivoglia altro luogo riconoscibile, il personaggio, in realtà un autoritratto asessuato dell’artista, rimane imbrigliato nel suo stesso urlo che sembra risucchiarlo in un profondo buco nero.

Tommaso De Paola, invece, in Solitudine (2014), sviluppa l’originale in chiave speculare. La diagonale della palizzata taglia in due la composizione da sinistra verso destra, mentre l’uomo senza volto passa in primo piano rispetto al protagonista urlante. È l’idea dell’incomunicabilità, e quindi della perdita dell’attitudine “sociale” dell’uomo, a prendere il sopravvento. Pur immerso nella città e tra i suoi simili, entrambi i personaggi sembrano dei fantasmi, l’uno passa completamente inosservato all’altro.

Moon(k) (2014) di Kat Elagina mostra una creatura che potrebbe apparire tanto impaurita quanto inquietante. Le mani si trasformano in artigli aggrappati al parapetto. Il pipistrello e la luna fanno il resto. È evidente la chiave di lettura tesa a smorzare i toni drammatici dell’originale munchiano. Inoltre l’autrice gioca sul valore omofono tra la luna (Moon in inglese, appunto) ed il nome dell’artista norvegese. Svanito ogni accenno all’urlo, soltanto la luna incombente sembra foriera di lugubri presagi.

La tela di Agnese Cabano, Omaggio a Munch (2014), sviluppa l’idea iniziale del grande urlo che pervade la Natura, tanto che l’essere umano ne viene bandito e sostituito da un albero, anch’esso completamente in balia di un moto invisibile che ne fa fluttuare rami e tronco, sebbene con una pennellata tutt’altro che drammatica e spezzata, ma delicatamente fluida.

L’urlo terrificante torna protagonista in Omaggio a Munch (2014) di Sergio Boldrin. Interamente eseguito in cartapesta, il volto nella sua tridimensionalità sembra aggredire lo spazio e fagocitare lo spettatore, mentre il binomio cromatico rosso-nero non fa che accentuare il senso di inquietudine e dramma. Nonostante le innegabili dissimilitudini per tecnica e cromia, e soprattutto la mancanza di riferimenti figurativi oggettuali che fanno dell’opera di Teresa Condito una creazione completamente “altra”, mi piace attribuire a Lo sgomento (2011) una simile chiave di lettura. Quella sorta di buco nero acquista ai miei occhi lo stesso valore di una bocca spalancata, sebbene ancora più inquietante: un urlo afono, sordo, tremendo perché non può sfogare verso l’esterno, ma rimane intrappolato in un abisso senza fine.

L’impossibilità di urlare torna nella seconda opera in mostra di Kat Elagina, Not Munk. Scream (2014). Stessa diagonale speculare dell’originale munchiano a conferire un accenno di profondità spaziale e medesime “lingue di fuoco” che incombono, stavolta però su un volto diafano, demoniaco, dalle labbra cucite, come a sottolineare che l’impossibilità di comunicare con l’esterno porta l’uomo a concentrarsi sempre più sulle sue fobie, sul suo lato oscuro, su quanto di più terribile ed impronunciabile si nasconde nel suo più profondo Sé. (…)”

La curatrice
Adelinda Allegretti nasce a Roma nel 1969 e qui si laurea presso l’Università degli Studi “La Sapienza” in Storia comparata dell’arte dei paesi europei col Prof. Enzo Bilardello, affrontando una tesi di ricerca sul pittore italo-spagnolo Bartolomé Carducho, vissuto in Spagna a cavallo tra il 1500 ed il 1600.
Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dal 1999 cura mostre in spazi pubblici e gallerie private, sia in Italia che all’estero. Nel 2004-2005 completa la sua formazione curatoriale frequentando il Master in “Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove torna nel 2007 in veste di Tutor del Master curatoriale in “Landscape Design”. Vive a Roma.

Tra le principali mostre curate nel 2013:
– “La Grande Onda. Omaggio ad Hokusai”, Mu.MA Galata Museo del Mare, Genova 12 gennaio-17 febbraio 2013.
– “Alice nel Paese delle Meraviglie”, Centro Culturale “Medioevo”, Olgiate Comasco (CO) 7-21 aprile 2013.
– “A bridge across Europe”, Eduard Vilde Muuseum, Tallinn 17-31 maggio 2013.
– “Nello scrigno (In the treasure chest)”, Art Salon Allee, Tallinn 18-31 maggio 2013.
– “So far so close”, La Casa delle Culture del Mondo, Milano 3-21 luglio 2013.
– “Ryuhei Matsuo. Eye on Japan”, Museoteatro della Commenda di Prè, Genova 11-30 luglio 2013.
– “Skies (Nel blu dipinto di blu)”, Latino Art Museum, Pomona, Los Angeles 13-27 novembre 2013.
– “Art from Europe”, SCA Project Gallery, Pomona, Los Angeles 13-27 novembre 2013.
– “Mare dentro. Alessio Gessati, Ersoy Yilmaz”, Mu.MA., Genova 5 dicembre 2013-15 marzo 2014.
Prossimi progetti curatoriali:
– “Omaggio a Frida Kahlo”, La Casa delle Culture del Mondo, Milano 24 maggio-15 giugno 2014.
– “Animal house”, O3 Gallery, Oxford (UK), 2-9 giugno 2014.
– “Fuoco cammina con me”, Antica Fornace Grazia, Deruta (PG) 1-31 luglio 2014.
– Sigtuna Kulturgaard, Stoccolma 6-28 set. 2014.

D.ssa Adelinda Allegretti – via Roberto Paribeni, 19 – 00173 Roma
@: allegretti@allegrettiarte.com  – www.allegrettiarte.com