ALGUN DIA HEMOS DE LLEGAR… DESPUES SABREMOS ADO mostra di VERONICA FONZO E FLAVIA ROBALO.

Fino al 25 settembre – Saletta dell’Arte.
Orario: tutti giorni, ore 10.00 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.00).

Fino al 25 settembre il Galata Museo del Mare ospita la mostra “Algun dia hemos de llegar… despues sabremos adonde”, ventuno sculture e tredici pitture sul tema del viaggio come ricerca di Veronica Fonzo e Flavia Robalo. Le due artiste argentine, figlie di emigranti ed emigrate a loro volta in Italia per imparare a lavorare le tecniche scultoree e pittoriche, assemblano materiali – terra, legno, marmo, ferro – per raccontare attraverso le opere i cammini intrapresi, gli odori respirati, le acque solcate nel viaggio della loro vita.

Una mostra che, come sottolinea Antonio Trotta artista italo – argentino autore del testo critico, consente di avere una visione positiva delle migrazioni che la storia e la letteratura ci offre.
Il viaggio come ricerca, come illusione che sull’altra sponda ci sia un paradiso perduto: solo strada facendo si va costruendo il senso della vita. Così, attraversando cieli, mari e terre, i personaggi di Veronica Fonzo e Flavia Robalo percorrono e vivono una migrazione acquisita e sacralizzata. Immagini che ricordano andature migratorie, atmosfere che spingono a lasciarsi sommergere da mondi nuovi: “se dobbiamo salvarci o no, a questo nessuno può rispondere; bisogna tirar dritto là dove si nasconde il sole; un giorno arriveremo…poi sapremo dove” (tratto dal poema epico argentino Martin Fierro scritto da José Hernández).

Testo critico a cura di Antonio Trotta, artista italo argentino per L’arte giugno 012
“Anche se oggi sembrerebbe impossibile, ci sono state migrazioni felici. Dal concetto rovesciato del Gaucho, Martin Fierro che parla di arrivare non di partire ci si accorge d’essere nell’altro emisfero, qui non avrebbero senso le sentite parole del Nobel Saint J.Perse sull’esilio : “Straniero su tutti i lidi del mondo, senza udienza ne testimone, ospite precario a i bordi delle citta, tu non varcherai la soglia dei Lloyds dove la tua parola non ha corso e la tua moneta e senza titolo.”

Soltanto in Argentina che conosceva bene, De Amicis poteva ambientare l’odissea del bambino Genovese del libro Cuore che parte da solo per trovare sua madre, con un significativo indirizzo in tasca: De Las Artes 175. Soltanto li poteva essere rispettato, ascoltato, protetto ed aiutato. Genovesi come lui colorarono il porto della Boca, fabbricarono case con le lamiere dei containers divenuto in poco tempo il luogo più approdato e transitato da tutte le razze del mondo . Dice il marinaio arrivato con la sua barca carbonaia : ” Riviere che non cambiano avviciniamo nell’ancorare, cento porti ci regalano la musica del mare, ragazze d’occhi tristi vengono ad aspettarci e il sapore dei bicchieri sembra sempre uguale, soltanto qui, nel tuo porto si rallegra il cuore, porticciolo dove “sanguina” la voce del bandoneòn.”

Da giovane prima del premio Nobel, Eugene O’neill arriva a Buenos Aires da povero, rifiuta un lavoro offertogli per non “perdere” tempo, preferisce dormire sulle panchine per godersi al massimo la letterarietà della citta.

L’ educatore e scrittore Domingo F. Sarmiento presiede la nueva Repubblica alla fine dell’ottocento, consapevole della massa migratoria di tutte le razze che sarebbero arrivate per costruire il nuovo e grande paese, scommette tutto sull’educazione, seminarono scuole in ogni angolo dell’esteso territorio, riuscendo in pochi anni elevare il livello di alfabetizzazione al 90%, l’arrivo dei professori universitari fuggiti dai regimi imperanti in Europa fecero il resto, cosi in pochi anni l’Argentina era uno dei paesi più colto , ricco e moderno . La miscela “esplossiva” di tutte le razze integrate produssero “Il grande canto” che mai paese alcuno o città ebbero, forse per ringraziare la felicita e la speranza datagli. Così dai poeti di “strada ” come Cadicamo,Discepolo, Manzi e altre decine, scrittori e poeti come Marechal, J. Hernandez,Carriego, Borges, Macedonio Fernandez, Bioy Casares ed altri plasmarono la unica cultura libre del secolo xx. Quel paradiso Plotiniano non esiste più, forse a più d’ uno dava noia.

Le nostre artiste argentine vengono da questa realtà, cominceranno dai loro origini, dall’altra sponda si faranno delle domande, cosa sarebbe successo al bambino del libro cuore se partiva dalle Ande agli Appennini come loro, sarebbe stato un “sciuscià” come il film di Rossellini? le parole di Saint J.Perse si attualizzeranno? Così transitano le nostre artiste Flavia Robalo e Veronica Fonzo, verso la calle De las Artes 175. Con la loro sensibilità e saggezza, sconfiggeranno ogni avversità come il gaucho Martin Fierro, come l’odisseo o come il bambino del libro Cuore.